Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 1,29-34

18.01.2026
Nel Vangelo di oggi Giovanni Battista presenta Gesù in modo del tutto nuovo. Non come una figura destinata a passare, come i profeti venuti prima di lui, uomini visitati dallo Spirito per un tempo limitato, ma come colui sul quale lo Spirito scende e rimane. Questo "rimanere" rivela che in Gesù Dio prende dimora in modo stabile..Egli è l’Inviato definitivo, non una speranza provvisoria.
Giovanni utilizza un linguaggio nuziale.. Gesù è lo Sposo. Nella Scrittura lo sposo dona la dote, ciò che rende possibile l’alleanza. La dote che Gesù offre non è qualcosa di simbolico o esteriore, ma lo Spirito Santo stesso, quel dono che l’uomo non possiede e non può procurarsi da solo. Lo Spirito che rimane in Gesù è lo stesso Spirito che Egli comunica alla sua sposa, l’umanità, rendendo possibile una comunione vera e duratura.
Quando Giovanni indica Gesù come l’Agnello di Dio, richiama l’evento fondativo della storia di Israele..l’uscita dall’Egitto. Il sangue dell’agnello aveva segnato il passaggio dalla schiavitù del Faraone a una nuova appartenenza, dall’essere servi di un potere che opprime all’essere servi di Dio. Era l’inizio di una libertà nuova, fondata sull’alleanza.
In Gesù questo passaggio si compie pienamente. Egli è l’Agnello che libera non solo da una schiavitù esterna, ma da quella più profonda del peccato e della paura. Seguendo Lui non entriamo in una nuova servitù, ma in una relazione filiale.. lo Spirito che Egli dona ci rende capaci di vivere da figli. Il Vangelo ci invita così a riconoscere che la fede non è seguire una storia tra le tante, ma accogliere una Presenza che rimane, lasciandoci condurre dall’Agnello verso la vera libertà.
Angelo A.
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia