Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,37-40

02.11.2025
Gesù ci invita a entrare nel mistero del "vedere" e del "credere:.
Vedere può essere un atto della mente.. osservare, comprendere, analizzare.
Credere, invece, è un atto del cuore, un atto di fiducia, di abbandono.
Chi "vede il Figlio" solo con gli occhi della ragione può fermarsi alla figura storica di Gesù, all’uomo di Nazaret.
Ma chi "crede in Lui" riconosce in Gesù la propria Verità più profonda, la via che conduce al senso pieno dell’essere, la vita che non finisce, perché non è solo biologica, ma divina.
In questo senso si comprende il legame con Gv 11,25-26..
"Chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà mai."



Gesù non parla solo della vita dopo la morte, ma di una vita che già ora partecipa dell’eternità.
Credere in Lui significa riconoscere in noi la presenza del "Grande Io Sono", quella dimensione divina che non muore, che è oltre il tempo e la materia.
Gesù non ci chiede solo di guardare a Lui, ma di vederci in Lui, come in uno specchio che rivela la nostra origine e il nostro destino.
"Vedere" Gesù con la mente ci conduce a un’idea di Dio.
"Credere in Gesù con il cuore ci apre all’esperienza di Dio in noi.
Allora scopriamo che la sua vita è la nostra vita, il suo Spirito è il nostro respiro, e il suo "Io Sono" è il nostro "Io più Grande", cioè la nostra identità più vera, unita al Padre.
Il canto che segue nasce dal cuore del Vangelo di Giovanni, dove Gesù si rivela non come un maestro esterno, ma come la Vita stessa che abita in noi.
Ogni verso è una risposta al desiderio umano di non essere respinto, di non perdersi, di essere accolto e ritrovato in un Amore che non muore.

Angelo A. 
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