Dal Vangelo secondo Luca Lc 14,12-14
03.11.2025
Gesù ha appena compiuto un miracolo..ha guarito un uomo idropico proprio nella casa di un capo dei farisei, e lo ha fatto di sabato. Con questo gesto, Egli mostra che l’amore e la misericordia di Dio non possono essere rinchiusi dentro regole rigide, ma devono essere illuminati dal discernimento.
Poi, con la parabola dell’invito al banchetto, Gesù amplia l’insegnamento..ci invita a guardare al modo in cui applichiamo la Legge. Ogni regola, anche quella più giusta, deve nascere da un cuore aperto, da uno spirito di invito e non di esclusione.
Gesù suggerisce al fariseo - e a ciascuno di noi - che la vera fedeltà ai comandamenti non sta nel rispettarli freddamente, ma nel viverli come occasione di comunione, come un banchetto dove si fa posto a chi non può ricambiare.
Il discernimento, allora, diventa il metodo dell’amore.. prima di stabilire una regola, chiediti chi resta fuori, chi non viene invitato, chi ha bisogno di misericordia.
Così ogni norma trova il suo senso evangelico..non nel giudicare, ma nell’invitare; non nel chiudere, ma nell'aprire.
Gesù ci insegna che la Legge di Dio è una tavola di invito, non di esclusione.
Ogni regola che vogliamo costruire sui comandamenti deve avere in sé il cuore di un invito alla vita, alla comunione e alla gratuità. Solo così il Vangelo diventa realtà vissuta e non semplice precetto.
Il canto che segue è una preghiera che nasce dal cuore del Vangelo..un invito a vivere la gratuità dell’amore come stile di vita cristiana.
Gesù, dopo aver guarito l’uomo idropico, insegna che la vera giustizia non consiste nel rispettare la legge alla lettera, ma nel farla diventare gesto di misericordia.
Il testo del canto riflette proprio questo spirito.
Le prime strofe ci conducono alla sorgente della compassione.. Cristo che guarisce, che libera, che accoglie.
Ci invita a guardare con occhi nuovi le nostre relazioni - non cercando chi ci è simile o chi ci può ricambiare, ma aprendoci a chi non ha voce, a chi è lontano o ferito.
Il ritornello diventa allora un programma di vita..
"Invita chi non può ricambiare, apri la mensa del cuor…"
È il sogno del Regno di Dio, dove l’amore non è scambio ma dono, e dove la mensa è segno di comunione universale.
Cantare queste parole significa accogliere l’invito di Gesù a trasformare la Legge in invito, e ogni regola in gesto di ospitalità.
Chiude il canto con un messaggio decisivo..la legge senza amore si svuota, mentre il cuore che sa discernere diventa il vero luogo della presenza di Dio.
È un canto che ci ricorda che la fede non si misura dal numero delle regole rispettate, ma dalla capacità di amare gratuitamente, come Cristo ha amato noi.
Angelo A.
Canto completo al seguente link
