Dal Vangelo secondo Luca Lc 14,15-24

04.11.2025

Nel Vangelo di oggi, Gesù racconta la parabola dell’uomo che organizza una grande cena e invita molti. Ma, uno dopo l’altro, gli invitati trovano scuse per non partecipare. Allora il padrone, deluso ma non vinto, apre la sua casa a tutti.. poveri, storpi, ciechi, zoppi, e infine chiunque si trovi per strada.
Gesù, con questa parabola, rivela qualcosa di profondo sul Regno di Dio e sulla storia del popolo eletto: coloro che si ritenevano "invitati di diritto" - perché parte di una tradizione, di un ruolo religioso o di una sicurezza personale - rifiutano l’invito. È l’immagine di chi pensa di bastare a sé stesso, di chi pratica quella che potremmo chiamare una politica dell’individualità.. "me ne frego degli altri".
Questa è la grande illusione che Gesù smaschera.. vivere uno accanto all’altro, ma non insieme agli altri. È la logica del possesso, della chiusura, del "mi salvo da solo", che alla fine porta alla dispersione.
Dio invece sogna un popolo capace di comunione, di apertura, di fraternità. Quando il padrone invita chi non può ricambiare, rivela il cuore del Vangelo.. l’amore gratuito, che non calcola, che non sceglie per convenienza.
In fondo, questa parabola è la continuazione e il completamento dell’altra, dove Gesù invita a chiamare a pranzo chi non può restituire l’invito. È un richiamo a vivere l’amore come dono, non come scambio.
Il Regno di Dio è una tavola aperta, dove nessuno è escluso - tranne chi, per orgoglio o indifferenza, sceglie di non sedersi.

Il canto che segue nasce dal Vangelo della grande cena.
Ogni strofa è una risposta a quell’invito.. un riconoscere che spesso anche noi, come gli invitati della parabola, siamo distratti, chiusi nei nostri interessi, incapaci di dire "sì" alla comunione.
Nel canto, il ritornello è la preghiera centrale.. "Fa’ che impariamo a stare insieme, Signore, non uno accanto all’altro, ma uniti nel cuor."
È un passaggio profondo - ci invita a superare la semplice vicinanza fisica o religiosa, per vivere una vera comunione spirituale.
Ogni verso richiama l’idea che la mensa del Signore è per tutti, ma solo chi accetta di condividere, di servire, di amare gratuitamente può davvero sedersi e gustarne la gioia.
È un canto che ci ricorda che la fede non è un invito "personale" da custodire gelosamente, ma una chiamata alla fraternità.. a diventare un solo corpo, un solo cuore, una sola famiglia attorno alla mensa di Cristo.
Angelo A.

Canto completo al seguente link 

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