Dal Vangelo secondo Luca Lc 15,1-10
06.11.2025
Gesù racconta due parabole che rivelano il cuore misericordioso di Dio.. quella della pecora smarrita e quella della moneta perduta. Entrambe mostrano un Dio che non si rassegna alla perdita, ma si mette in cammino, cerca, si affatica, finché non ritrova ciò che era perduto.
Ma se guardiamo più in profondità, possiamo riconoscere che la pecora smarrita non è solo "l’altro" - colui che si è allontanato - ma siamo anche noi, ogni volta che smarriamo la via dell’amore.
Ci smarriamo quando, invece di chinarsi con compassione sul fratello in difficoltà, lo giudichiamo, magari con durezza o superiorità.
In quel momento, siamo noi la pecora che si allontana dal cuore del Pastore, perché perdiamo la direzione dell’amore vero, quello che "copre una moltitudine di peccati" (1Pt 4,8).
Gesù non ci invita a fare i contabili del bene e del male degli altri, ma a condividere la sua gioia di chi ritrova, non il suo fastidio per chi si perde.
Quando guardiamo un fratello con amore, lo aiutiamo a rialzarsi.. quando lo giudichiamo, invece, ci perdiamo entrambi.. lui sotto il peso del giudizio, e noi lontani dal cuore di Dio.
Il Pastore non rimprovera la pecora smarrita, non le chiede spiegazioni, non la condanna. La solleva sulle spalle e la riporta a casa.
Ecco la misura dell’amore cristiano..non giudicare, ma portare.
Quando impariamo a guardare così gli altri, diventiamo davvero strumenti della gioia di Dio, che è "gioia in cielo per un solo peccatore che si converte".
Questo canto nasce dal desiderio di riconoscere che la pecora smarrita siamo noi - non solo quando ci allontaniamo da Dio, ma anche quando ci chiudiamo al fratello, quando preferiamo giudicare invece di comprendere, parlare invece di ascoltare, osservare l’errore invece di offrire una mano.
“Riportami al Tuo cuore, Signore” - è una preghiera di ritorno..è il riconoscere che solo nel cuore di Gesù impariamo a guardare gli altri con la sua stessa misericordia.
È un canto che non accusa, ma guarisce, perché ci riporta alla sorgente dell’amore, dove il giudizio si trasforma in compassione.
Le strofe esprimono lo smarrimento e la chiamata del Pastore, mentre il ritornello esplode in fiducia e abbandono.
"La Tua gioia è nel perdono" offre un momento di introspezione, quasi come un esame di coscienza cantato, prima di riprendere con la richiesta di ritorno al cuore di Gesù.
Angelo A.
Canto completo al seguente link
